Il Ponte Vittorio Emanuele I
detto il Ponte di Pietra

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II Ponte sul Po tra la
piazza Vittorio e la
Basilica della Gran
Madre di Dio
fu costruito dal
governo napoleonico
fra il 1810 e il 1813
in sostituzione
dell'Antico Ponte
della Porta di Po.
Inizialmente
conosciuto come "il
Ponte di Pietra", dopo
il rientro dei Savoia a
Torino, nel 1814, fu
chiamato Fonte
Vittorio Emanuele I,
nome che conserva
tuttora.
All'epoca della sua
costruzione il nuovo
ponte, dall'aspetto
monumentale,
divenne il grandioso
ingresso in Torino,
dalla strada di
Genova.
 

L'occupazione francese dei primi tre lustri dell'Ottocento, lasciò la sua impronta in tutto il Piemonte e in particolare a Torino; pur considerando gli svantaggi che sempre comporta una dominazione straniera, si deve ammettere che in questo caso - come lo stesso Goffredo Casalis, sicuramente non di parte, ebbe a riconoscere - il nuovo governo introdusse leggi illuminate che apportarono ammodernamenti e migliorie nella pubblica amministrazione, rinnovarono il sistema giudiziario e l'ordinamento scolastico, incentivarono il sistema produttivo.

Il ponte visto da valle con lo sfondo di piazza Vittorio Veneto.

Napoleone aveva stabilito che il reddito delle imposte dirette e indirette pagate nei Départements détachés de la France fosse speso interamente in loco e venisse impiegato in lavori pubblici da lui stesso programmati. La realizzazione delle opere era demandata al Corps des Ponts et Chaussées, in cui operavano ingegneri formati nelle prestigiose scuole parigine, l'Ecole Pólytechnique e l'Ecole des Ponts et Chaussées.
Il nuovo ponte sul Po fu una delle prime opere costruite in Torino dall'amministrazione imperiale, ed è certamente la più grandiosa.

Veduta del ponte in costruzione in una tempera di autore ignoto. Secondo i documenti sull'avanzamento dei lavori, il quadretto può essere datato tra il 1811 e il 1812. Il disegno dettagliato permette di riconoscere il tipo di centina impiegato (tipo Perronet) e di individuare, in corrispondenza della quarta campata, il battipalo per la posa delle fondazioni del ponte di servizio

Come già abbiamo detto, Napoleone stesso, di passaggio da Torino, con "fulminea decisione" ne aveva decretata la costruzione e così il ponte, già previsto e studiato dagli ingegneri del Corps, fu realizzato fra il 1810 e il 1813, su disegno di Claude-Joseph La Ramée Pertinchamp, ingegnere capo nel dipartimento di Po.
La tipologia architettonica del manufatto è quella che si era venuta affermando nell'ultimo quarto del Settecento, quando - per merito di Jean-Rodolphe Perronet e della scuola dei Ponts et Chaussées di Parigi - l'arte della costru
zione dei ponti aveva subito un profondo rinnovamento.
La realizzazione di quest'opera non fu soltanto un'importante applicazione del metodo Perronet, allora all'avanguardia nella costruzione dei ponti, ma un'occasione di approfondimento di problemi già studiati dallo stesso Perronet nei precedenti cinquantanni. La direzione dei lavori fu inizialmente affidata a Pertinchamp - sostituito poi da Charles-Francois Mallet - e vi collaborò il piemontese Pellegrini, ingénieur ordinaire attaché aux traveaux du poni du Pò.

Oltre ad arricchire Torino di un monumento che all'epoca era all'avanguardia, il Ponte di Pietra fu una grande occasione per mettere a confronto l'ingegneria piemontese con una cultura tecnica più progredita e stimolarne di conseguenza un rapido progresso. I progetti che furono proposti per la ricostruzione del ponte dal 1802 al 1808 sono sei; quattro sono firmati da architetti piemontesi, di uno non si conosce l'autore e soltanto quello che fu poi realizzato, è di un ingegnere francese. Verrebbe naturale insinuare che la scelta operata da parte del governo francese non sia stata obiettiva.

Particolare di una pila del Ponte di Pietra. Si può osservare la muratura in pietra da taglio e, in particolare, la perfezione dell'Apparecchio delle pietre per la costruzione dell'arco.

Esaminando le varie proposte si deve però ammettere la superiorità del progetto approvato, sia per le caratteristiche architettoniche e strutturali, sia per la sensibilità urbanistica dimostrata nell'ideare questo ponte che rappresentava l'affacciarsi della città al fiume e contemporaneamente doveva essere inserito nello scenario del paesaggio collinare.

Soltanto più tardi - grazie all'esperienza acquisita collaborando con gli ingegneri francesi e alla possibilità per i più giovani di frequentare le scuole parigine - gli ingegneri piemontesi saranno in grado di progettare e realizzare ponti che possono competere con quelli dei grandi costruttori d'oltr'Alpe.

Il Ponte di Pietra, visto da valle. Lo briglia di sbarramento fu costruita per alzare il livello dell'acqua e convogliarla alla presa del canale Michelotti (oggi non più esistente) che percorreva il lato destro del fiume fino ai mulini della Madonna del Pilone.

   

SCHEDA TECNICA

TIPOLOGIA - Ponte murario in pietra da taglio, Tipo Perranet
STRUTTURA - La struttura è composta da cinque arcate policentriche ad ansa di paniere di 25 metri di luce, ciascuna costituita da 93 corsi di conci in pietra da taglio e da quattro pile a rostro di 5,5 metri, fondate su palafitte di legno di rovere. Le superfici a contatto dei conci hanno una leggera curvatura ideata per agevolare la mutua articolazione durante il disarmo.
DIMENSIONI - Lunghezza complessiva: m 150; larghezza m 12,90 (carreggiata con l'attuale parapetto: m 8,30).
NOTIZIE SUI MATERIALI - L'intera struttura è in Gneiss-ghiandone grigio, conosciuto come Pietra di Cumiana, perché proveniente dalle cave in Valchisola presso Cumiana. Si presenta oggi molto scurito rispetto al colore originale e degradato per desquamazione.
MODIFICHE - L'attuale parapetto in ghisa sostituisce quello originale in pietra, rimosso nel 1876, quando fu posata la linea tranviaria.

 

 

Nel maggio 1936, presso il Servizio Tecnico dei Lavori Pubblici di Torino, fu stilato un progetto di allargamento del ponte, che non venne realizzato. Si sarebbero dovuti costruire a 4 metri e mezzo dalle fronti altri due elementi di ponte larghi 9,35 metri, apparentemente uguali al manufatto ottocentesco (in calcestruzzo armato, rivestito in pietra); un solettone avrebbe unito poi i tre elementi in modo da costituire un ponte unico di 38 metri e mezzo di larghezza. Una soluzione analoga era stata adottata quattro anni prima a Parigi per ampliare il settecentesco Pont de La Concorde, capolavoro di Perronet. Come per il ponte parigino, anche per il Ponte di Pietra l'operazione fu presentata come ottimale, perché -secondo l'ideatore - avrebbe consentito di conservare un prezioso documento della storia dell'ingegneria e di creare nello stesso tempo un ponte adeguato alle nuove esigenze (le "grandiose manifestazioni patriottiche" che si svolgevano in piazza Vittorio).